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LA VITTORIA DEL CONCORSO LETTERARIO VA A LUISA FRANZA CON IL SUO " UGHETTO E LA BALENOTTERA ARMIDA".

16/12/2014

La nostra Luisa Franza si è aggiudicata la vittoria del Concorso Letterario con il suo racconto " Ughetto e la balennottera Armida".

BUONA LETTURA!!!!!!

Ughetto e la balenottera Armida
(Favolina per bambini ed adulti sognatori)
Ughetto aveva compiuto da poco dieci anni e papà gli aveva fatto un bellissimo regalo, uno di quelli che sogni ma che non ti aspetti ed invece….. La mattina del suo compleanno papà  si era limitato a fargli gli auguri ed anche la mamma era stata piuttosto freddina dicendogli che pomeriggio avrebbe preparato una torta da condividere con i cuginetti. Nessun pacchetto da scartare, niente festicciola, aveva pensato che 10 anni  erano tanti e che doveva rassegnarsi, ormai era cresciuto. Quel giorno però, contrariamente al solito, papà tornò dal lavoro all’ora di pranzo e disse ad Ughetto di accompagnarlo al porto per un affare da sbrigare. Disse proprio così: un affare da sbrigare. Questa era la prova certa che ormai era vecchio! Ma quando arrivarono al porto, sullo scivolo davanti al Circolo dei Pescatori vide i suoi cugini, tutti i compagni di scuola, la mamma con una torta gigante e……. una cosa enorme fasciata con la carta che si usa per i regali, ma quello non poteva essere un regalo, era troppo grande! I suoi compagni gli andarono incontro gridando: - Hai visto il regalo? Che bello! Aprilo! Aprilo!- Ughetto era troppo frastornato e non corse a scartarlo, ma si avvicinò piano  intuendo ciò che avrebbe trovato sotto quella montagna di carta. Avrebbe trovato ciò che voleva da sempre, l’aveva sognata e desiderata, ma non aveva mai osato chiederla: una barca! Ughetto amava il mare da sempre, non ricordava un giorno della sua vita in cui si era alzato e non era corso per prima cosa alla finestra per vedere come era il mare, estate o inverno che fosse. Appena aveva un attimo di tempo andava al Circolo, lì c’era sempre qualcuno e qualcosa di interessante da fare, andare a pescare col gozzo di Gino, o uscire sulla barca a vela del Dottor Carini, aiutare Nino a riparare la rete o semplicemente ascoltare i racconti dei vecchi pescatori che giocavano a carte sotto il pergolato. Ma la cosa che più gli piaceva era andare a vela. Quando vedeva qualcuno armare una barca, incominciava a girargli attorno, chiedendo a che cosa servisse questo o quello, offrendosi come aiuto finché il  malcapitato di turno non gli poneva la tanto sospirata domanda: -Vuoi venire in barca?- Finalmente non avrebbe più dovuto aspettare, chiedere, quasi elemosinare, ormai avrebbe avuto una barca tutta sua, poteva uscire in mare quando voleva,  pescare o semplicemente andare appena dietro il molo a fare il bagno in quella spiaggetta sabbiosa. Ci fu una gran festa quel giorno, papà innaffiò la barca con lo spumante, lui mangiò la torta seduto nel pozzetto e i suoi compagni fecero a turno nell’aiutarlo ad armare la vela. Un pomeriggio fantastico, memorabile. La sera tornarono a casa ed Ughetto aspettò che il padre si sedesse in poltrona per dirgli ciò che aveva nel cuore e che non aveva osato dire davanti a tutti: -Papà grazie, come facevi a sapere che la volevo tanto! Sono così contento! Ma non ti è costata troppo?- Il papà sorrideva, ma si fece d’un tratto serio e gli disse di sedersi vicino a lui perché doveva parlargli: -Come potevo non sapere, sei sempre al porto! Se passassi sui libri lo stesso tempo che passi al mare…… Ma è proprio di questo che volevo parlarti. Ora hai una barca, la responsabilità di curarla e tenerla bene, ma non devi uscire in mare se prima non lo dici a me o alla mamma e ad uno del circolo. Il mare è bello, ma  può essere altrettanto pericoloso, io so che sei già un bravo marinaio, ma un bravo marinaio è soprattutto responsabile e non mette in pericolo la propria incolumità e quella di coloro che andranno a salvarlo. Quindi promettimi che non farai imprudenze, uscirai solo dopo aver avvisato tutti e non ti allontanerai più di 200 metri dalla costa.- - E quant’è 200 metri?- -Quanto la lunghezza della nostra strada. Promesso?- E Ughetto promise. Ma ormai era passata una settimana dal suo compleanno e lui non era ancora uscito una volta! Un giorno era piovuto, un altro c’era troppo vento, un altro aveva il catechismo ed era arrivato al porto che ormai era buoi, insomma sembrava che tutti cospirassero contro di lui. Quel pomeriggio però il mare era calmo calmo, il vento quasi non si sentiva e la barca era sempre lì sullo scivolo che pareva gli dicesse:  -Mettimi in acqua, mettimi in acqua……- Ughetto iniziò ad armare la barca ed intanto cercava qualche persona al circolo a cui dire che stava uscendo, ma c’era solo Margherita la cuoca e Ruscin il vecchio gatto rosso che gli si strofinava accanto in attesa di una carezza  –Margherita! Esco con la barca!-  -E bravo!– Fu la laconica risposta di Margherita. Ughetto e la sua barca finalmente furono in mare e la leggera brezza gonfiò subito quella piccola vela ed in men che non si dica furono fuori del porto. Che bello, che emozione, com’era facile condurre quella barchetta, il mare non gli era mai sembrato così profumato ed il cielo così azzurro! Ughetto era così felice che non si accorse di quella strana nebbia che si alzava laggiù verso levante. Era un fatto molto raro, accadeva una volta ogni 2 o 3 anni, i vecchi la chiamavano macaja, era come una coperta bianca e leggera che nascondeva tutto ciò che c’era intorno, non faceva paura, non metteva ansia, si sentiva solo lo sciacquio delle onde e niente altro, solo silenzio. Ughetto aveva visto la macaja solo una volta, non vi si era mai trovato in mezzo, ma non era spaventato, sapeva che sarebbe passata in un paio d’ore. Ma quanto naviga una barca in un paio d’ore? E in quale direzione? Dopo un po’ la nebbia iniziò ad alzarsi, ma Ughetto non vedeva la costa, forse era ancora avvolta nella macaia o forse senza accorgersene la barca era andata ben oltre i 200 metri che aveva promesso a papà. E a quel pensiero arrivarono le lacrime, dapprima piccole piccole e poi sempre più grandi che lo facevano singhiozzare. Ma che importava? Nessuno poteva sentirlo. E fu allora che  udì un fruscio che si faceva via via più vicino, l’acqua si increspò ed emerse una grossa testa. Ughetto pensò di avere le allucinazioni come quando aveva la febbre,  ma l’allucinazione sorrise con quella sua grande bocca e disse: -Povero piccolo, perché piangi? Ti sei perso?- - Si, non so più come tornare a casa, non vedo la riva - - Oh! Non piangere per così poco, ci penso io a guidarti, attaccati alla mia pinna.- Quella grossa cosa si accostò con molta delicatezza alla barca che al confronto sembrava meno di un guscio di noce, ed Ughetto sporgendo un braccio agguantò la pinna. Con molta cautela la cosa iniziò a nuotare e poco dopo Ughetto si ritrovò fuori dalla macaia e così vicino a terra che potevano essere veramente 200 metri! –Grazie, grazie, sei stata troppo gentile! Ma come ti chiami? Io sono Ugo, Ughetto per gli amici.- -Io sono Armida, la balenottera. Allora ciao Ughetto, vieni qualche volta a trovarmi. -  - Certo con piacere, ciao Armida e grazie ancora!- Ughetto era ancora così frastornato che da principio non si rese conto che aveva parlato con una balena e che questa gli aveva pure risposto. Arrivato in porto, voleva parlare al più presto con qualcuno, disarmò la barca sullo scivolo, ma non c’era nessuno a cui raccontare l’accaduto. Andò a casa correndo, non vedeva l’ora di raccontarlo a papà. La mamma fu la prima persona  alla quale lo disse, lei ascoltò seria e disse semplicemente: - Incomincia a pensare a che cosa puoi regalare ad una balena per ringraziarla del favore che ti ha fatto- Papà invece, dopo averlo ascoltato, non solo lo rimproverò per aver detto solo alla cuoca Margherita che sarebbe uscito in barca, ma anche per non aver fatto i compiti con la scusa della macaja e della balena, balena parlante per di più! Ughetto fu molto deluso ed il giorno dopo a scuola raccontò tutto al suo amico del cuore, ma anche lui rise e non credette alla sua storia. Da quel giorno ogni volta che usciva in mare c’era qualcuno che gli gridava: -Eih Ughetto attento alle balene!- Che umiliazione! Solo la mamma gli aveva creduto, o forse anche lei aveva fatto finta di credergli? Ughetto aveva perso il gusto delle sue uscite in barca, non erano più così divertenti, il mare non gli sembrava più così profumato. La mamma si accorse di tutto questo ed un giorno gli disse: -Papà ti ha regalato la barca, io ti regalo una piccola macchina fotografica, devi portarla sempre con te quando vai in barca. Così se incontrerai ancora Armida potrai farle una foto e poi regalargliela. Con una bella custodia impermeabile può essere un bel regalo per una balena, non credi?- Ughetto convenne che quella era un’idea grandiosa e non gli importava più di essere preso in giro, lui aveva una mamma speciale. Quella domenica pomeriggio tutti i suoi compagni erano andati a vedere la partita di calcio, ed anche lui avrebbe voluto andare, ma era invitato a pranzo dai nonni e quando si andava da loro non si ci alzava mai da tavola prima delle tre, troppo tardi per la partita e per gli amici. Tornando a casa con mamma e papà, vide il mare insolitamente calmo e decise che per un giretto in mare non era  troppo tardi. Corse al circolo, armò in un attimo e mise subito in acqua la barca.- Ma dove vai?- gli chiese Gino – Non vedi che non c’è un alito di vento?-  -Non importa Gino, faccio solo un giretto e poi ho anche una pagaia!- In effetti il vento era proprio poco e la barca si muoveva più per la corrente che per il vento. E forse fu per colpa della bonaccia o per la pancia troppo piena per i manicaretti della nonna che Ughetto si addormentò. A lui sembrò di aver chiuso gli occhi solo per un attimo, ma quando li riaprì si accorse di essere ben lontano dai famosi 200 metri di papà. Vento non ce n’era, il sole stava tramontando, avrebbe fatto bene a tirar fuori la pagaia e a darsi da fare se non voleva sentire rimproveri e prendere castighi. Fu in quel momento che sentì quello sciacquio ed un attimo dopo vide la grossa testa di Armida. – Ciao Ughetto, è tanto che non ti vedo, stai bene?- - Oh Armida, come sono contento di vederti, tu arrivi sempre nei momenti in cui sono in difficoltà.-  -E perché in difficoltà? E’ una serata magnifica!-  - Hai ragione, ma se non torno presto a casa papà mi sgrida e con questa bonaccia…….-  -Se è solo per questo, non preoccuparti, ti porto io come la volta scorsa. Attaccati alla mia pinna- - Grazie Armida, ma prima posso farti una foto?- -Una foto? Ma certo, aspetta che mi metto vicino vicino così mi inquadri meglio.-  E Ughetto con una mano teneva la pinna di Armida e con l’altra scattava  foto. Quando furono vicini al porto, Armida lo salutò ed Ughetto le gridò:- Grazie Armida, faccio stampare le foto e poi te le porto.-  Questa volta Ughetto tornò a casa in silenzio, non disse niente a nessuno, solo alla mamma chiese di portare il rullino dal fotografo e di far stampare tutte le foto che aveva fatto, ma proprio tutte. Due giorni dopo andò lui stesso dal fotografo che appena lo vide gli chiese se poteva ingrandire alcune delle sue foto ed esporle in vetrina. – Certo! – rispose serio Ughetto sentendosi due metri più alto. Corse a casa  gridando con quanto fiato aveva in gola: -Mamma cercami delle custodie impermeabili, che devo portare il regalo ad Armida.-  -Già pronte! Vedi la verità viene sempre a galla, proprio come la tua balena, basta aspettare- Gli rispose la mamma.  Infatti in quelle foto c’erano i primi piani della balenottera vicinissima alla prua della sua barchetta, la sua mano che teneva l’enorme pinna, la grande coda appoggiata alla poppa, e sullo sfondo si vedeva il porto. Sono passati molti anni da allora, tante cose sono cambiate, il porto ora è molto più grande e non c’è più quella bella spiaggetta dietro il molo, al circolo ci sono i corsi di vela e c’è il nipote di Ruscin, anche lui un grasso gatto rosso, ma lo chiamano Red in inglese come usa adesso. Ughetto è diventato l’ingegner Astolfi, ma per i vecchi amici del porto è sempre l’Ughetto amico dell’Armida.











 




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